134 DELL'ENEIDEMi ristrinsi, e gli dissi: inclito sireCui non son de gli Dei le menti occulte,Che Febo spira e 'l tripode, e gli alloriDel suo tempio dispensi, e de le stelle,E de' volanti ogni secreto intendi;Danne certo (ti priego) indicio, e lumeDe le nostre venture. Il nostro corso,Com ogni augurio accenna, ed ogni numeNe persuade, è per Italia: e lietoE fortunato ancor ne si prometteInfino a qui; sola Celeno arpiaNuovi, e tristi infortunj, e fame, ed iraDe gli Dei ne minaccia. Io da te chieggioAvvertenze, e ricordi, onde sia saggioA tai periglj, e forte a tanti affanni.Qui pria solennemente Eleno occisiI dovuti giovenchi; in atto umìleImpetrò da gli Dei favore, e pace.Poſcia raccolto in ſe, le bende ſciolſeDel sacro capo: e me, così com'eraA tanto officio attonito, e sospeso,Per man prendendo a la febea speloncaM'addusse avanti, e con divina voceIntonando proruppe: o de la Dea
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