LIBRO TERZO.Oh ſei tu vero, o pur mi ſembri Enea?Sei corpo od ombra? Se da' morti uditoÈ'l mio richiamo; Ettor perche te manda?Perch'ei teco non viene? E sei tu certoNunzio di lui? Ciò detto, lagrimandoEmpiea di strida, e di lamenti i campi.Io di pietà, e di duol confuso, a penaIn poche voci, e quelle anco interrotte,Snodai la lingua; io vivo, se pur vitaE menar giorni sì gravosi, e duri:Ma così spiro ancora. E veramenteSon'io quei che ti sembro. O da qual gradoScaduta, e da quanto inclito marito,Andromache d'Ettorre a Pirro, a PirroFosti congiunta? Or qual'altra piu lietaT'incontra, e piu di te degna fortuna?Abbassò 'l volto, e con sommessa voceCosì rispose: o fortunata leiSovr'ogni donna, che Regina, e vergineNe la ſua patria a ſacrificio offerta,Del nemico fu vittima, e non preda,Ne del suo vincitor serva, ne donna.lo dopo Troja incensa, e dopo tantiE tanti arati mari, a servir nata;Ii
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