DELL'ENEIDE130Di Priamo Re nostro, era a quel regnoDi greche terre assunto: e che di PirroE del suo scettro, e del suo letto erede,Trojano ſpoſo a la trojana AndromacheS'era congiunto. Arſi d'immenſo amoreDi visitarlo, e di spiar da luiCome ciò foſſe. E de l'armata uſcendoScesi nel lito, e me n'andai con pochiA titrovarlo. Era quel giorno a sorteAndromache Regina in su la rivaDel nuovo Simoenta a far solenneSepolcral sacrificio. E come è ritoDe la mia patria, avea fra due grand'areDi verdi cespi una gran tomba eretta;Monumento di lagrime, e di duolo;Ove con tristi doni, e con lugubriVoci, del grande Ettor l'anima e'l nomeChiamando; il finto suo corpo onorava.Poichè venir mi vide, e che di TrojaAvvisò l'armi, e me conobbe; un mostroVeder le parve; e forsennata, e stupidaFermossi in prima. Indi gelata, e smorta,Disvenne, e cadde: e dopo molto a penaRisensando, mirommi, e così disse:
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