LIBRO TERZO.127Sola Celeno a l'alta rupe in cimaDisdegnosa fermossi, e d'infortunjTrista indovina, infuriossi, e disse:Dunque non basta averne ardita razzaDi Laomedonte depredati, e scorsiGli armenti, e i campi nostri, ch'ancor guerra,Guerra ancor ne movete? E le innocentiArpie ſcacciar dal patrio regno oſate?Ma sentite, e nel cor vi riponeteQuel ch'io v'annunzio. Io son furia supremaCh'annuncio a voi, quel che'l gran Giove a FeboE Febo a me predice. Il vostro corsoE per Italia, e ne l'Italia areteE porto, e seggio. Ma di mura avanti,La città, che dal ciel vi si destinaNon cingerete, che d'un tale oltraggioCastigo arete. E dira fame a tantoVi condurrà, che fino anco a le menseDivorerete. E così detto, il voloRiprese in ver la selva, e dileguossi.Sgomentaronsi i miei, cadde lor l'ira,E prieghi in vece d'armi, e voti oprando,Mercè chiesero, e pace: o dive, o direChe si fosser l'alate ingorde belve.
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