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1 (1760) (1760)
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128
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DELL'ENEIDE128E'l padre Anchise in su la riva sporteAl ciel le palme, e i gran celesti numiUmilmente invocando, indisse i sacriA lor dovuti onori. O Dii possentiO Dii benigni, voi rendete vaneQueste minaccie: voi di caso taleNe liberate. E voi giusti, e voi buoniSiate pietoſi a noi ch'empj non ſiamo.Indi ratto comanda, che dal litoSi diſciolgano i legni. Entriam nel mareSpieghiam le vele a gli austri, e via per l'ondeSpumose, a tutto corso in fuga andiamoLà ve'l vento, e'l nocchier ne guida, e spinge.E gia d'alto apparir veggiam le selveDi Zacinto: passiam Dulichio, e Samo:Varchiam Nerito alpestro, e via fuggendo,E bestemmiando trapassiam gli scogliD'Itaca, imperio di Laerte, e nidoDel fraudolente Ulisse. Indi ne s'apreIl nimboso Leucate, e quei che tantoA naviganti è spaventoso Apollo.Ivi stanchi approdammo. Ivi gittateL'ancore, ed accostati i legni al lito,Ne la picciola ſua cittade entrammo.

III

Grata