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1 (1760) (1760)
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124
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124 DELL'ENEIDEDa bujo, e da caligine coverti,Tre soli interi senza luce errammo,Tre notti ſenza ſtelle. Il quarto giornoVedemmo al fin quasi dal mar risortaLa terra aprirne i monti, e gittar fumo.Caggion le vele, e i remiganti a pruovaDi bianche ſchiume il gran ceruleo golfoSegnando, inverso i liti i legni affrettano.Ne prima fui di gran rischio uscito;Che giunto ne le strofadi mi vidi.Strofadi grecamente nominateSon certe isole in mezzo al grande Jonio,Da la fera Celeno, e da quell'altreRapaci, e lorde sue compagne arpieFin da l'ora abitate; che per temaLasciar le prime mense, e di FinèoFu lor chiuso l'albergo. Altro di questePiu sozzo mostro, altra piu dira pesteDa le tartaree grotte unqua non venne;Sembran vergini a' volti, uccelli, e cagneA l'altre membra: hanno di ventre un fedoProfluvio, ond'è la piuma intrisa, ed irta:Le man d'artiglj armate, il collo smunto,La faccia per la fame, e per la rabbia