Druckschrift 
1 (1760) (1760)
Entstehung
Seite
123
Einzelbild herunterladen
 

LIBRO TERZO.Ma chi mai ne l'Eſperia avria credutoChe regnassero i teucri? E chi credeaIn quel tempo a Cassandra? Ora mio figlioCediamo a Febo. E ciocchè 'l Dio del veroNe da per meglio, per miglior s'elegga.Ciò disse, e i detti suoi tosto esseguimmo:Ed ancor questa terra abbandonammo,Se non se pochi. N'andavamo a velaCon second'aura; e gia d'alto mirandoNon piu terra apparia, ma cielo, ed acquaVedeyam solamente: quando oscuro,E denſo, e procelloſo un nembo ſopraMi stette al capo, onde tempesta, e notteNe si fece repente. E di piu sitiRapidi uscendo imperversaro i venti.S' abbujò l'aria: abbaruffossi il mare:E gonfiaro altamente, e mugghiar l'onde.Il ciel fremendo, in tuoni, in lampi, in folgoriSi squarciò d'ogni parte. Il giorno notteFessi, e la notte abisso. E l'un da l'altroNon discernendo Palinuro stesso;De la via diffidossi, e de la vita.Così tolti dal corso, e quinci, e quindiPer lo gran golfo dissipati, e ciechi

123