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1 (1760) (1760)
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122DELL'ENEIDEE tu cerca di Corito, e d'AusoniaL'antiche terre; chè da Giove in CretaRegnar ti s'interdice. Io di tal vista,E di tai voci, ch'eran voci, e corpiDe' nostri Dei, non simolacri, e sogni(Chè ne vid'io le sacre bende, e i voltiSpiranti, e vivi) attonito, e cospersoDi gelato sudore, in un momentoSalto dal letto, e con le mani al cielo,E con la voce supplicando; spargoDi doni intemerati i santi fochi.Riveriti i Penati, al padre AnchiseLieto me'n vado, e del portento intera-Mente il successo, e l'ordine gli espongo.Incontinente riconobbe il doppioNostro legnaggio, e i due padri, e i due tronchiDe' cui rami siam noi vette, e rampolli.E d'erro uscito, or'io m'avveggio disse,Figlio, che segno sei de le fortune,E del fato di Troja. E ciò rincontro,Che Cassandra dicea. Sola CassandraLo previde, e'l predisse. Ella al mio sangueAugurò questo regno. E questa Italia,E questa Esperia avea sovente in bocca.