115
LIBRO TERZO.Marinaresca usanza, in Creta, in CretaLietamente gridando, con un ventoChe ne ferìa senza ritegno in poppa,Quasi a volo andavamo. Onde ben tostoDe' Cureti appressammo i liti antichi,E gli scoprimmo, e v' approdammo al fine.Giunti che fummo; avidamente diemmiA fabbricar le desiate mura:E pergamea da Pergamo le dissi;Con questo amato nome, amore, e spemeDestai di nuova patria, e studio intensoD'alzar le mura, e di fondar gli alberghi.Eran le navi in ſu la rena addottePer la piu parte, era la gente intentaA l'arti, a la coltura, a i maritaggj,50Ad ogni affare. Ed io lor ministravaLeggi, e ragioni; e facea tempj, e strade,Quando fera, improvisa pestilenzaNe sopravenne, e la stagione, e l'annoE gli uomini, e gli armenti, e l'aria, e l'acqueE tutto altro infettonne. Onde ogni corpoO cadeva, o languiva. E la semente,E i frutti, e l'erbe, e le campagne stesseDa la rabbia di Sirio, e dal velenoHiij