118DELL'ENEIDEChe si ritorni. Or via seguiamo il fato,Plachiamo i venti: e ne la Creta andiamoChe non è lunge: e se n'è Giove amico;Anzi tre dì n'approderemo a 1 liti.Ciò detto a ciascun Dio, come conviensi,Sacrificando, due gran tori occise;E l'un diede a Nettuno, e l'altro a Febo:Una pecora negra a la tempesta;Al sereno una bianca. Era in quei giorniFama, ch'Idomeneo cretese eroeDa la sua patria, e da' paterni regniEra ſcacciato: onde di Creta i litiD'armi, di duce, e di seguaci suoiNostri nemici in gran parte spogliati,Stavano a noi senzaconteſa eſpoſti.Tosto d'Ortigia abbandonammo i porti:Trapassammo di Naxo i pampinosiColli, e Bacco onorammo: i verdi litiDi Donisa, e d'Olearo varcammo.Giungemmo a Paro, e le ſue bianche ripèLasciammo in dietro. Indi di mano in manoL'altre Cicladi tutte, e 'l mar, che rottoDa tant'isole e chiuso, ondeggia, e ferve.E seguendo com'è de' naviganti
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