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1 (1760) (1760)
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LIBRO TERZO.Tra Giaro e Micon fu stretta in guisa,Ch'immota, e colta, e consacrata a lui,Ebbe poi le tempeste, e i venti a ſcherno.Qui porto placidissimo, e securo,Stanchi ne ricevette. E gia smontatiVeneravam d'Apollo il santo nido;Quand' ecco Anio suo Rege, e Rege insiemeE sacerdote, che di sacre bendeE d'onorato alloro il crine adorno,Ne si fa'ncontro. Era al mio padre AnchiseGia di molt' anni amico; onde ben tostoLo riconobbe. E con sembiante allegroLui primamente, indi noi tutti accolti,N' abbracciò, ne'nvitò, seco n'addusse.Quinci al delubro, ch'ad Apollo in cimaEra d'un sasso anticamente estruttoTutti salimmo; ed io devoto orai:Danne padre timbreo propria magione,E propria terra: ove gia stanchi abbiamoPosa, e ristorò, e ne stirpe, e nidoOpportuno, durabile, e securo.Danne Troja novella: e de' trojaniSerba queste reliquie, ch'avanzateSono a pena a gli storpj, a le ruine,Hij

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