102 DELL'ENEIDEAcconciamente. Ch'io robusto, e forteSono a tal peso. E sia poscia chè vuole:Ch'un ſol periglio, una ſalute ſolaFia d'ambedue. Seguami Julo al pari,Creusa dopo. E voi miei servi uditeQuel ch'io diviso. È de la porta fuoriUn colle, ov'ha di Cerere un' anticoE deserto delubro: a cui vicinoSorge un cipresso, gia molt'anni, e moltiIn onor de la Dea serbato, e colto.Qui per diverse vie tutti in un locoVi ridurrete. E tu con le tue maniSosterrai, padre mio, de' santi arrediE de' patrj Penati il sacro incarco,Ch'a me sì lordo, e sì recente uscitoDa tanta occision toccar non lece,Pria che di vivo fiume onda mi lave.Ciò detto con la veste, e con la pelleD'un villoso leon m'adeguo il tergo:E'l caro peso a gli omeri m'impongo.Indi a la destra il fanciulletto JuloMi s'aggavigna, e non con moto egualeEi segue 1 passi miei, Creusa l'orme.
III