DELL'ENEIDE98Da se stesso a la morte. Ei fermo, e saldoNe di proponimento, ne di locoPunto si cangia. Ond'io pur l'armi grido,Di morir disioso; e qual v'era altroRimedio, o di consiglio, o di fortuna?Ah che di questa soglia io tragga il piede,Padre mio, per laſciarti! Ah che tu poſſaCreder tanto di me! Da la tua boccaTanto di sceleranza, e di viltateÈ d'un tuo figlio uscito? Or s'è destinoChe di sì gran città nulla rimanga;Se piace a te, se nel tuo cuore è fermoChe ne di te, ne de gli tuoi si scemiLa ruina di Troja; e così vada,E così fia. Ch'io veggio a mano a manoQui del sangue del Re tutto cospersoE bramoso del nostro, apparir Pirro,Ch'i padri occide anzi a gli altari, e i figlAnzi a gli occhj de' padri. Ah madre miaPer questo fine qui salvo, e difesoM'ai da l'armi, e dal foco: acciò ch'io veggiaCon gli occhj miei ne la mia caſa ſteſſaI miei nemici, e'l mio padre, e'l mio figlio,
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