94 DELL'ENEIDEE di madre, e di Dea, qual credo, e quantaSu tra gli altri celesti in ciel si mostra.Cotal la vidi, e tale anco per manoMi prese, e con pietà le sante luciE le labbia rosate aperse, e disse:Figlio a chè tanto affanno? A chè tant'ira?Chè non t'acqueti omai? Questa è la cura,Che tu prendi di noi? Chè non piu tostoRimiri, ov'abbandoni il vecchio Anchise?E la cara Creusa, e'l caro Julo,Cui sono i greci intorno? E se non fosse,Ch'in guardia io gli aggio; in preda al ferro, al focoForan gia tutti. Ah figlio, non il voltoDe l'odiata argiva, non di PariLa biasmata rapina, ma del cielo,E de' celeſti il voler empio atterraLa trojana potenza. Alza su gli occhj,(Ch'io ne trarrò l'umida nube, e'l velo,Che la vista mortal t'appanna, e grava.Poscia credi a tua madre. E senza indugioTutto fà, che da lei ti si comanda.Vedi là quella mole: ove quei sassiSon da' sassi disgiunti, e dove il fumoCon la polve ondeggiando al ciel si volve;
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