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LIBRO SECONDO.Ogni intoppo ſprezzando, entro ſi caccia.Gia l'ariete a' fieri colpi, e ſpeſſiAperta, fracassata, e d'ambi i latiDa' cardini divelta avea la porta,Quand'egli a forza urtò, ruppe, e conquiseI primi armati. E quinci in un momentoDe' greci s'allagò la reggia tutta.Qual' è se rotti gli argini, spumosoEſce, e rapido un fiume, allor che gonfioE torbo, e ruinoso i campi inonda:Seco i sassi traendo, e i boschi interi,E gli armenti, e le stalle, e ciò ch'avantiGli s'attraversa; in cotal guisa io stessoVidi Pirro menar ruina e strage;E vidi ne l'entrata ambi gli Atridi,Vidi Ecuba infelice; ed a lei centoNuore d'intorno. E Priamo vid'ancoCh'estinguea col suo sangue (oimè) quei fochi,Che da lui stesso cran sacrati, e colti.Cinquanta maritali appartamentiEran nel suo serraglio, e quale, e quantaSperanza de' figliuoli, e de' nipoti;Quanti fregj, quant' oro, quante spoglie,E quant'altre ricchezze: e tutte insieme* * *F iiij