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1 (1760) (1760)
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68
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DELL'ENEIDE68A raccontarlo) due serpenti immaniVenir ſi veggon parimente al litoOndeggiando co i dorsi, onde maggioriDe le marine allor tranquille, e quete,Dal mezzo in su fendean co i petti il mare,E s'ergean con le teste orribilmenteCinte di creste sanguinose, ed irte.Il resto con gran giri, e con grand'archiTraean divincolando: e con le codeL'acque sferzando sì, che lungo trattoSi facean suono, e spuma, e nebbia intorno.Giunti a la riva, con fieri occhj accesiDi vivo foco, e d'atro sangue aspersiVibrar le lingue, e gittar fiſchj orribili.Noi di paura sbigottiti, e smorti,Chi qua, chi là ci diſpergemmo. E gli anguiS'affilar drittamente a Laocoonte.E pria di due ſuoi pargoletti figliLe tenerelle membra ambo avvinchiando,Sen fero crudo, e miserabil pasto.Poſcia a lui, ch'a' fanciulli era con l'armeGiunto in ajuto, s'avventaro. E ſtrettoL'avvinser sì, che le scagliose tergaCon due ſpire nel petto, e due nel collo