c.xx.
LIBRO SECONDOChi, di che loco, e di che sangue fosse,E che portasse, e qual fidanza avesseA darnesi prigione. Egli in tal guisaAssecurato, al Re si volse, e disse:Signor, ſegua che vuole; in tuo coſpettoIo dirò tutto, e dirò vero. E primaD'esser greco io non niego. Chè fortunaPuò ben far, che Sinon sia gramo, e misero,Ma non giammai, che sia bugiardo, e vano.Non so, se ragionandosi, a gli orecchjTi venne mai di Palamede il nome,Che nomato, e pregiato, e glorioso,E da Belo altamente era disceso;Se ben con falso, e scelerato indizioDi tradigion, per detestar la guerra,Ei fu da' greci indegnamente occiso:Com'or, che ne son privi, i greci stessiLo piangon tutti. A questo PalamedeA cui per parentela era congiunto,Il pover padre mio, ne' miei prim anniPria per valletto nel mistier de l'armi,Poi per compagno a questa guerra diemmi.Infin ch'ei visse, e fu'l suo stato in fiore;Fioriro anco i miei giorni; e l'opre, e'l nome,
59