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1 (1760) (1760)
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60DELL'ENEIDEE'l grado mio ne fur talvolta in pregio.Estinto lui; (che per invidia avenneCom' ognun sa, del traditor Ulisse)Amaramente il piansi. E'l caso indegnoD'un tanto amico; e la mia vita oscuraTra me sdegnando; come soro, e folleCh'io fui, no'l tacqui. Anzi ſe mai la ſorteMe'l consentisse; o se mai fossi in ArgoVincitor ritornato; alta vendettaNe gli promisi: e con minaccie, e mottiAcerbi, acerbamente il provocai.Questo fu del mio mal prima radice:E quinci de' suoi falli, e del mio duoloConsapevole Ulisse, a spaventarmi,A travagliarmi, a seminar susurriSi diè nel volgo, e procurarmi inciampi,Ond'io cadessi. E non cessò, ch'ordimmiPer mezzo di Calcante.... Ma dov' entro(Lasso senza profitto) a fastidirviCon nojose novelle? A voi sol bastaDi saper, ch'io son greco: gia che i greciTutti ugualmente per nemici avete.Or datemi, signor, supplizio, e morte,Qual'a voi piace. Chè piacere, e gioja