8DELL'ENEIDEQuesti era greco; e di suoi greci aveaDi ſalvare il deſtrier, d'aprir lor TrojaAssunto impresa: e per condurla; a tempoAſcoſto, a tempo a quei paſtori offertoS' era per ſe medesmo: in ſe diſpostoE fermo, di due cose una a finire,O quest'opra, o la vita. A ciò concorsoPer desio di vedere, il popol tuttoDal caval si distolse, e diessi a garaA schernire il prigione. Or ascoltateLe malizie de' greci, e da quest'unoConosceteli tutti. Egli nel mezzoCosì com' era a le nemiche ſchiereTurbato, inerme, e di catene avvinto,Fermossi: e poichè rimirolle intorno,Con voce di pietà proruppe, e disse:Or quale, o terra, o mare, o loco altroveSarà (misero me) che mi raccolga,O che m'affidi omai, poiche tra greciNon ho dov'io ricovri, e da' trojaniNon deggio altro aspettar, che strazio, e morte?Ne commosse a pietà, n'acquetò l'iraSì doglioso rammarco. E con dolcezza,E con promesse il confortammo a dire,
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