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LIBRO SECONDO.Così v'è noto Ulisse? O in questo legnoSono i greci rinchiusi; o questa è machinaContra a le nostre mura: o spia per entroA i nostri alberghi, o scala, o torre, o pontePer di sopra assalirne. E che che sia;Certo o vi cova, o vi si ordisce inganno,Chè de'pelaſgj, e de'nemici è'l dono.Ciò detto con gran forza una grand'astaAvventogli; e colpillo, ove tremanteStette altamente infra due coste infissa.E'l destrier come fosse, e vivo, e fiero,Fieramente da ſpron punto cotale,Si storcè, si crollò, tonogli'l ventre,E rintonar le sue cave caverne.E se'l fato non era a Troja avverso:Se le menti eran ſane; avea quel colpoGia commossi infiniti a lacerarlo,E del tutto a ſcovrir l'agguato argolico.Ond'oggi, e tu grand'Ilio, e tu dilettaTroja stareſti. Ma ſi vide intantoDe' pastor paesani una masnadaVenir gridando al Re (ch'ivi era giuntoE trargli avanti un giovine prigione,Ch'avea dietro le mani al tergo avvinte.