LIBRO PRIMO.Era pur dianzi Enea, di cui piu giusto,Piu pio, piu pro' ne l'armi, piu sagace,Guerrier non fu giamai. Se questi è vivo,Se spira; se'l destin non ce l'invidia;Quanto ne ſperiam noi, tanto potreſtiTu non pentirti a provocarlo in primaA cortesia. Ne la Sicilia ancoraAvem terre, avem' armi, avemo AcesteChe n'è signore, ed è de' nostri anch'egli.Quel che vi domandiamo, è spiaggia, e selva,E vitto da munir, da risarcireI vuoti, e stanchi, e sconquassati legni,Per poter lieti (ritrovando il duce,E gli altri nostri; o se pur mai n'è datoVeder l'Italia) ne l'Italia addurne.Ma se nostra salute in tutto è spenta,Se te noſtro ſignor, noſtro buon padreDi Libia ha'l mare; e piu speranza alcunaNon ci riman del giovinetto Julo;Almen tornar ne la Sicania, ond'oraSiam qui venuti, e dove il buon' AcesteN'è parato mai sempre ospite, e Rege.Al dir d'Ilionèo, fremendo, tuttiAssentirono i teucri. E la ReginaC iiij
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