30DELL'ENEIDEMeravigliasi Enea, che sì gran machinaGia sorga, ove pur dianzi non vedevasiForsi altro che foreste, o che tugurj.Mira il travaglio, mira la frequenzia,E le porte, e le vie piene di strepito.Vede con quanto ardor le turbe tirieAltri a le mura, altri a la rocca intendono,E i gravi legni, e i gran sassi, che volgono,Questi, che i siti a i propri alberghi insolcano;E quei, che del senato, e de gli uffizjPiantan le curie, e i fori, e le basiliche.Scorge là presso al mar, che'l porto cavano:Qua ſotto al colle, ch'un teatro fondano:Per le cui ſcene i gran marmi, che tagliano,E le colonne, che tant'alto s'ergono,Le rupi, e i monti a cui ſon figlj, adeguano.Con tal ſogliono induſtria a primaveraLe sollecite pecchie al sole esposte,Per fiorite campagne esercitarſi.Quando le nuove lor creſciute gentiMandano in campo a cor manna, e rugiada,Di celeſte liquor le celle empiendo:O quando incontro a scaricar i peſiVan de l'altre compagne: o quando a stuolo
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