LIBRO PRIMO.Insino a' piè, che a l'andar anco, e DeaVeracemente, e Venere mostrossi.Poscia che la conobbe, e la sua fugaO fermare, o seguir piu non potco,Con un rammarco tal dietro le tenne.Ahi madre ancora tu ver me crudele,A chè tuo figlio con mentite larveTante volte deludi? A chè m'è toltoDi congiunger la mia con la tua destra?Quando fia mai, ch'io poſſa a viſo apertoVederti, udirti, ragionarti; e veraRiconoscerti madre? Egli in tal guisaSi querelava. E verso la cittadeSe ne gìano invisibili ambidue,Chè la Dea ſoſpettando non tra viaFossero distornati, o trattenuti;Di folta nebbia intorno gli coverse.Ella in alto levossi. E Cipri, e PafoLieta rivide, ov'entro al suo gran tempioDa cento altari ha cento volte il giornoD'incensi, e di ghirlande odori, e fumi.Ed essi intanto inver le mura a vistaGiunſer de la città, ch'al colle incontroFe' lor superba, e speciosa mostra.
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