DELL'ENEIDE23Ch'io gia t'annunzio le tue navi, e i tuoiDa miglior venti in miglior parte addotti,Salvi, e sicuri omai: se i miei parentiNon m'ingannar, quando gli augurj appresi.Mira là sovra a quel tranquillo stagnoDodici allegri cigni, che pur dianziConfusi, e dissipati a cielo apertoErano in preda al fero augel di Giove;Com' or ſottratti dal ſuo crudo artiglioRimessi in lunga, ed oziosa riga,Si rivolgono a terra, e gia la radono.E siccom essi con giojose ruoteTrattando l'aria col cantar, col plausoMostrato an d'allegria segno, e di scampo;Così placato il mare, a piene veleE le tue navi, e gli tuoi navigantiO preſo an porto, o toſto a prender l'hannoVattene or lieto, ove'l sentier ti mena.Ciò detto, nel partir la neve, e l'oro,E le rose del collo, e de le chiomeCome l'aura movea, divina luceE divino spirar d'ambrosia odore.E la veste che dianzi era succintaCon tanta maeſtà le ſi diſteſe
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