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1 (1760) (1760)
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ENEDu di do.e dalmerc

LIBRO PRIMO.N'ha qui, come tu vedi, alfin gittati.Io sono Enea, quel pio, che da' nemiciScampati ho meco i miei patrj Penati,Fino a le stelle omai noto per fama.Italia vo cercando, che per patriaGiove m assegna autor del sangue mio.Con diece e diece ben guarnite naviUscj di Frigia il mio destin seguendo,E lo ſplendor de la materna ſtella.Or sette me ne son restate a pena,Scommosse, aperte, e disarmate tutte:Ed io mendico, ignoto, e peregrino,De l'Asia in bando, da l'Europa escluso,E'n fin dal mar gittato or ne la Libia,Vo per deserti inospiti, e selvaggj.E qual m'è più del mondo or luogo aperto?Venere intenerissi. E nel suo figlioTant' amara doglianza non soffrendo;Così 'l duol con la voce gl'interruppe.Chiunque ſei, tu non ſei gia (cred'io)Al cielo in ira: poiche a sì grand'uopoTi diè ricovro a sì benigno ospizio;Segui pur francamente. E quinci in corteVà di questa magnanima Regina;

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