ENEL
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LIBRO PRIMO.Donzella a l'armi, a l'abito, al sembianteParea di Sparta, o quale in Tracia ArpaliceLeggiera, e ſciolta, il dorſo affaticandoDel fugace destrier l'Ebro varcava.Al collo avea di cacciatrice un arcoAbile, e lesto; 1 crini a l'aura sparsi,Nudo il ginocchio, e con bel nodo strettoTenea raccolto de la gonna il seno.Ella fu prima a dire. Avreste voiGiovini, de le mie sorelle alcunaVista errar quinci, o ch'aggia l'arco al fianco,O che gli omeri veſta d'una pelleDi cervier maculato, o che gridandoD'un zannuto cignal ſegua la traccia?Così Venere disse. Ed a rincontroDi Venere il figliuol così rispose.Niuna ho de le tue veduta, o'nteſaVergine (qual ti dico, e di che nomeChiamar ti deggio?) chè terreno aspettoNon è gia'l tuo, ne di mortale il suono.Dea ſei tu veramente, o ſuora a Febo,O figlia a Giove, o de le ninfe alcuna.E chiunque ti sii, propizia, e piaVer noi ti mostra, e i nostri affanni ascolta.Biij