DELL'ENEIDE22Fosse Cartago, e'l suo paese amico.Perche del fato la Regina ignara,Non fosse lor per ferità de' suoi,O per sua tema inospitale, e cruda.Vassene il messaggier per l'aria a voloVelocemente: e ne la Libia giunto,Quel ch'imposto gli fu, ratto essequisce.E gia, la Dio mercè, lasciano i PeniLa lor fierezza: e la Regina in primaS'imbeve d'un'affetto, e d'una menteVerso i trojani affabile, e benigna.La notte intanto del pietoso EneaMolti foro i sospir, molti i pensieri.Conchiuse al fin, ch'a l'apparir del giornoSpiar dovesse, e riportarne avvisoA suoi compagni in qual paese il ventoGli avesse spinti. E s'uomini, o pur fere,(Perch'incolto il vedea) quivi abitassero.Così tra selve ombrose, e cave rupi,Fatti i legni appiattar, sol con AcateE con due dardi in mano in via si pose.In mezzo de la ſelva una donzellaCh'era ſua madre, ſi com'era avantiChe madre fosse, incontro gli si fece.
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