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1 (1760) (1760)
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24DELL'ENEIDEDinne ſotto qual cielo, in qual contradaSiamo or del mondo. Chè raminghi andiamo,E qui dal vento, e da fortuna spinti;Nulla, o de gli abitanti, o de' paesiNotizia abbiamo. A te, s'a ciò m'aiti,Di nostra man cadrà piu d'una vittima.Venere allor soggiunse: io non m'arrogoCeleste onore. In Tiro usan le verginiDi portar arco, e di calzar coturni.E di Tiro, e d'Agenore le gentiTraggon principio, che qui seggio an posto;Ma'l paese è di Libia, ed avvi in guerraGente feroce. Or n'è capo, e ReginaDido, che da l'insidie del fratelloFuggendo, è qui venuta. A dirne il tuttoLunga fora novella, e lungo intrico.Ma toccandone i capi; avea costeiSichèo per suo consorte: uno il piu ricco,Di terra, e d'oro, ch'in Fenicia fosse,Da la meſchina unicamente amato,Anzi il suo primo amore. Il padre intattaNel primo fior di lei seco legolla.Ma del regno di Tiro avea lo ſcettroPigmalion suo frate, un signor empio,