DELL'ENEIDE18Di conſolarmi in parte dell'eccidioDe la mia Troja, ch'io soffrissi in paceTante ruine sue, fato con fatoRicompensando. Or la fortuna stessa,E via piu fera la persegue, e dura.E quanto durerà signore ancora?Tal non fu gia d'Antenore l'esiglio,Ch'ei non piu tosto de l'achive schierePer mezzo uscìo, che con felice corsoPenetrò d'Adria il seno, entrò securoNel regno de' liburni: andò fin sopraAl fonte del Timavo; e la ve' il fiumeFremendo il monte intuona, e là ve' aprendoFa nuove bocche in mare, e mar gia fattoInonda i campi, e rumoreggia, e frange,Padoa fondò: pose de' teucri il seggio,E diè lor nome: e le lor armi affiſſe.Ivi ridotto il suo regno, e composto,Quietamente or lo ſi gode in pace.E noi, noi del tuo ſangue, e che da teAvemmo anco del cielo arra, e possesso,Ad una sola indegnamente in ira,Perdute (oimè) le proprie navi; fuoriSiamo d'Italia, e di speranza ancora
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