NEIDaltri s.entre c.caldaemcchio empiricreano.r si diexdi cordeubbio anceri al finemassero.pietadso acerbeLindoilo in
LIBRO PRIMO.Fermossi, e nella Libia il guardo affisse.Venere allor, ch'alle terrene coſeLo vide intento; dolcemente afflittaIl volto, e molli i begli occhj lucenti;Gli si fece d'avanti, e così disse;Padre, che de' mortali, e de' celestiSiedi eterno monarca, e folgorando,Empi di tema, e di spavento il mondo:E quale ha contra te fallo sì graveCommesso Enea mio figlio, o i suoi trojani,Che dopo tanti affanni, e tante stragi,Ch'an di lor fatto il ferro, il foco, e'l mare,Non truovin, pace, ne pietà, ne loco,Pur che gli accetti? in cotal guisa omaiDel mondo son, non che d'Italia esclusi.Io mi credea signor (quel che promessoN' era da te) che tornasse anco un giorno(Quando che fosse) il generoso germeDi Dardano a produr quei glorioſiEroi, quei duci invitti, quei romaniDe l'universo domatori, e donni;E tu me'l prometteſti. Or come, padre,Il ciel cangia destino, e tu consiglio?Queſta ſola credenza era cagioneTomo Primo.