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1 (1760) (1760)
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16DELL'ENEIDEFecer tutti coraggio, e di cibo avidiGia rivolti a la preda, altri le tergoraLe svelgon da le coste, altri sbranandolaMentre è tiepida ancor, mentre che palpita,Lunghi ſchidoni, e gran caldaje appreſtano,E l'acqua intorno, e'l foco vi ministrano.Poscia d'un prato, e seggio, e mensa fattisi;Taciti prima ſopra l'erba agiandoſi;D'opima carne, e di vin vecchio empiendosi,Quanto puon lictamente ſi ricreano,Poiche fur sazj, a ragionar si dieroCon voce or di timore, or di cordoglioDe' perduri compagni, in dubbio ancoraSe fosser vivi, o se pur giunti al fine,Piu de' richiami lor nulla curassero.Enea vie piu di tutti, e di pietade,E di dolor compunto; il caſo acerboOr d'Amico, or d'Oronte, e Lico, e GìaNe' ſoſpir richiamava, e'l buon Cloanto.Erano al fine omai, quando il gran GioveDall'alta spera sua mirando in giusoLa terra e'l mar di questo basso globo,Mentre di lito in lito, e d'uno in altroScerne i popoli tutti; al cielo in cimaFermossi,