S. Sebastiano della sua patria unS. Martino ufizioso nel sovvenirecol proprio manto un poverello.Torre fol. 145.ANTONIO SACCHI da Como, studiòin Roma, ritornato alla patria di-pinse la Cupola di S. Fedele, e pi-gliando il punto troppo alto, rima-sero le figure tanto gigantescheche oppresso dal dolore morì l'an-no 1694.ANTONIO SCALVATI Polognese allie-vo di Giacomo Lauretti, con ilMaestro andò a Roma, e l'ajutònella Sala di Costantino, entro ilpalagio Vaticano: d'ordine di Si-sto V. lavorò nella Libreria, ed inaltri luoghi, da quel Pontefice fab-bricati: si diede poi a fare ritrattidei Pontefici, e fu singulare nel ri-trarre tutti quelli dei suoi tempifu uomo onorato, da bene, e civi-le. Oppresso dalla podagra, neglianni 63. morì, nel 1622. Baglionisol. 172.ANTONIO SEMINI Genovese, nacquel'anno 1485. imparò da LodovicoBrea: lavorò sino alla morte conTeramo Piaggia; fu padre d'An-drea, e d'Ottavio. Soprani fol.253ANTONIO TEMPESTA Fiorentino, nac-que l'anno 1555. istradato al dise-gno da Gio: dalla Strada, detto loStradano, così presto grunse a segnodi perfezione, che nella feconditàdei pensieri, e delle copiose storie.superò il Maestro: datosi poscia allintaglio, riempì gran parte del Mon-do con le sue bellissime stampeparticolarmente e di battaglie, e dicavalli, nei quali v'ebbe una feli-cità singulare: visse anni 75. Ba-glioni fol. 314. Baldinucci fol. 29.ANTONIO TRAVI, detto da Sestri,Stato Genovese, imparò da Bernar-do Strozzi, poi da Gofredo WalsFiammingo gran paesista, che unoal giorno ne perfezionava, duròla sua vita anni 55. e mancò nel1668. Soprani fol. 241.
ANTONIO TRIVA nacque l'anno 1626.in Reggio, imparò dal Guerzino,e riuscì Pittore vivace, di grandeinvenzione, di disegno, e di colo-rito mirabile, espresse sì bene conla mano sinistra i suoi pensieri sul-le tele, che non si quieta lodarloil Boschini nelle sue rime a fil. 536.Flamminia ſua ſorella fu anch' eſſaPittrice, come a fel. 528. morì ilTriva al servigio dell'Elettore diBaviera, T'anno 1699.ANTONIO VANDYCH nacque in An-versa l'anno 1599. da padre Mer-catante, e da madre ricamatricedalla quale ebbe qualche principiodel disegno: passò poi alla Scuoladi Enrico Balle, d'indi a quella diPietro Paolo Rubens, l'opere delquale disegnò con tanta diligenza,e maestria, che poterono servire aquei famosi Intagliatori, che le e-spressero in rame. Servivasi il Mae-stro del giovinetto per farsi abboz-zare i proprj quadri, e scoprendo,che s'andava avanzando nel colo-rito, e nella maniera di lui, perdivertirlo dall'impiego, lo consigliòa fare ritratti, nei quali riuscì mi-rabilissimo, come si può vedere dalsuo famoso Libro dei cento ritrattidi Principi, di Letterati, di Pitto-ri, di Scultori, d'Intagliatori, e diAmatori diversi delle belle Arti,dato alle stampe d'Anversa. Nell'età di 20. anni scorse l'Italia; sifermò due anni in Roma per studia-re sull'antico, e sul moderno, diindi passò a Firenze, a Torino, eda Genova, dove si trattenne alcunianni in casa di Cornelio Vael Pit-tore suo concittadino. Giunse a Ve-nezia dove fermossi sulle opere diTiziano, e di Paolo Veronese, esì francò su quella maniera, e co-lorito, con questa differenza però,che fu più morbido nella carna-gione: si servì di riflessi, e di sbat-timenti, e dove prefigeva i lumi,usciva fuori a tempo con grazia, e