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Dialoghi sopra le tre arti del disegno
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58in ciò sono serviti da artefici plebei, comeessi sono.B. Almeno qui si trattava d'un quadro, cheoltre l'avere vita assai più corta d'unafabbrica, si può dire cosa privata, e nonpubblica, come sono gli edifizj, i quali quan-tunque sieno abitazione d'un particolarCittadino, tuttavia sono esposti alla vistadi tutti, e fanno parte della Città. Inoltrein una pittura si possono gettar via pochecentinaja di scudi, e talora anche pochedozzine, dove in una fabbrica si sotter-rano alle volte centinaja di migliaja. Per-lochè assai più lagrimevole cosa e il ve-dere un tal disordine ne muramenti, chenelle statue, e nelle pitture.M. Veramente un Uomo intelligente, e dibuon gusto, nel rimirare moli per la loroloro vastità magnifiche, ed eterne, e pelcattivo modo d'architettarle deplorabili,sente una pena, e uno sfinimento indici-bile, facendo dentro di se quella stessa re-flessione, che si trova fatta già dal tantevolte citato Vasari in quelle parole: (a)Cotale disordine, il quale procedeva dalPoco disegno, era non solo in Toscana,ma per tutta Italia, dove molte fabbri.che, ed altre coſe, che ſi lavoravano ſenzamodo, e ſenza diſegno, fanno conoſcere nonme-(2) Vas. T.1. c.49.