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Dialoghi sopra le tre arti del disegno
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46a seconda de' loro fini, e de' loro interessi;perciò scrisse a Giorgio Vasari in questi ter-mini, scusandosi seco, e col Duca Cosimode' Medici del non voler andare in Firenzee lasciar la Fabbrica di S. Pietro: (a) Laprima coſa contenterei parecchi Ladri, eſarei cagione della ſua rovina, e forſe an-cora del ſerrarſi per ſempre.M. Così è per l'appunto. Sentite pure: Ilche inteſo Michelangolo, quaſi ſdegnato nonvoleva più capitare alla Fabbrica; dove ècominciarono a dar nome fuori, che non po-teva più: Che bisognava dargli un sostituto,e che egli aveva detto, che non voleva im-pacciarsi più di S. Pietro. Tornò tutto agliorecchi di Michelangelo, il quale mandòDaniello Ricciarelli di Volterra al VescovoFerratino uno de' Soprastanti, che avevadetto al Cardinale di Carpi, che Michelan-gelo aveva detto a un suo Servitore, chenon voleva impacciarsi più della Fabbrica,che tutto che Daniello disse non esser questala volontà di Michelangelo, dolendosi il Fer-ratino, che egli non conferiva il concettosuo, e che era bene, che dovesse mettersi unſoſtituto, e volentieri avrebbe accettato Da-niello, del quale pareva che si contentasseMichelangelo.B. Non conferiva il suo concetto, perchènon(a) Vas. p.3. a c.760.