Kerzonen.monrodel
DI MONIMO.venne l'occasione. Viueua ancora in quel tempo stesso il capode' Cinici Diogene, & per sua ventura d'vn padrone in vn'al-tro, era finalmente come le miserie della pouertà vogliono, allemani di Seniade peruenuto, persona tra' Corinti di ottima fama,& di chiari costumi. Occorse che più volte venuto era questonuouo padrone alla bottega ò banco, & che finalmente comeinteruiene gli ragionò di quel nuouo Schiauo, che compra tehaueua, della bella, & libera maniera del dire, del suo procede-re leale, & virtuoso, & cose simili disse Diogene commendando. Monimo che di già più volte per le bocche degli huominihaueua sentito a fauellare di Diogene, & della sua libertà, a que-sto vltimo dire di Seniade s'accese di tanta voglia di conoscer-lo, & qualche cosa da lui imparare, che prese vn strano partito.Percioche gettati i libracci de'conti da banda, e gli sacchetti descudi seminati per piazza, si finse pazzo nel fauellare, & nell'operare, tanto che il buon vsuraio suo padrone, per non hauer a fa-re con matti il cacciò secondo ch'ei credeua quasi a forza di ca-sa. Nè prima vsci della porta del banchiero, che ratto se n'an-dò a porre il pie in casa di Seniade, dicendo di voler seruirlo acompagnia di Diogene, qual voleua da quella hora indietro perMaestro, per Capo, per Padrone, & per amico inseparabile,per fine Laertio scriue, che sempre con lui visse, al bene, & al ma-le che Diogene staua. Menandro Comico rendè in vna sua Co-media honorato testimonio di Monimo con dire che fu personadi ottime lettere, di lodeuoli costumi, ignobile sì, ma di animogenerosissimo al pari d'ogn'altro, affermando, ch'egli anchorala tasca del pane, il bastoncello da pararsi i cani, & la scodella dilegno portò, a quella guisa viuendo, che il suo Maestro sempreifluto era.ONE.F