TAscepoli egli hebbe; che per breuità non si staranno à nominare;& e cosa certa ancora, che le donne impatarono Filososia sot-to di lui, cioè Laschenia da Mantinea, & Asiotea Filiaſia, laqual si dice ancora che andaua vestita da huomo. I gli ado-prò vgualmente bene la penna in scriuere, & (ch'è più maraui-glioſo) la mano in combatcere: la penna perche ſcriſſe quaſi infiniti libri, che si ueggiono ogn'hor per le mani di clascuno, senzaquei, che inuida mano abbruciò, & che tempo diuoratore consumò: & la mano, perche certo è, che andò tre volte alla guer-ra, & giouò più che molto alla patria. Si trouò primamentein quella battaglia, che si fece in Tanagra, & su veduto com-Platonscio che se battere molto valorosamente. Poscia trouossi contra i Corin-ce per lathij, & la terza contro i Delij, nelle quali pugne fece vfficio diPatria.così valoroso guerriero, che con gran lode sua volaua per la bocca delle persone. Fece poi di gran cose per seruigio de gli ami-ci, e tra l'altre questa. Haueua Crobilo huom scelerato, accu-sato Chabria Capitan fortissimo, e gli haueua posto vna querel-la, doue vi andaua la vita. Per la qual cosa essendo egli ab-bandonato da gli altri Cittadini per la paura, & grandezza delpericolo, & andando nella Rocca, solo Platone, confidatosi nel-la conscienza dell'ufficio suo, lo seguitò con fortissimo animoper difenderlo, come Cittadino vtile alla patria. Et hauendoliCrobilo calunniatore per iſpauentarlo dal patrocinio minacciandogli detto; Tu vieni qui per difendere gli altri, & non sai, cheancor tu hai à bere il veleno come beuue Socrate? Platone libe-ramente, e senza punto tardare gli rispose; Quando militauagià per honor della patria, nō ero punto infingardo in sopportari pericoli, & hora per seruire & saluar'vn'amico, anchorche tumi minacci di ferro, di veleno, e di fuogo io non rifiuterò peri-col'alcuno. Questa fu la sua costanza in conseruare gli amici.Tre volte andò Platone in Sicilia. La prima volta fu per vederPlatonI'Isola; & all'hora tratto à forza a ragionar col tiranno Dionigio,parla conDionigio perche biasimò apertamente la Tirannide, è lodò quanto doueua il principato legitimo, gli disse Dionigio; Il tuo ragionamento ha non sò che del seruile. A cui Platone rispose; Certo tu dìil vero, ma il tuo dir sà di tiranno. Per la qual cosa adirato Dio-nigio, disegnaua di farlo morire, & l'haurebbe fatto, se à granDione safatica non fosse stato riuocato co'prieghi di Dione, e di Aristo-uò platmene. Si contentò adunque di consignarlo à Bolide Lacede-monio, il qual era in quel tempo ambasciatore appresso di lui ànome
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Delle Vite Deʹ Filosofi Di Diogene Laertio, Libri X. Ripieni DʹIstorie Giovevoli; Soggetti piaceuoli, Essempi morali, & di Sentenze graui ... Con lʹAggiunta dʹvn Compendio delle Vite deʹ piu illustri Oratori, & Poeti, che sieno fioriri per tutto ʹl mondo neʹ secoli adietro. Abbollite purʹhora di figure bellissime di Giosefo Saluiati [i.e. Guiseppe Porta] ...
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