La gran sincerità di quel meschino,Che di bontà non hauea par in terra,Quella d'argento appresso, e quella d'oroIn don gli diede, e 'l fè partir contento.Ma raccontando un giorno il pouer'huomoA molti amici ſuoi di quella VillaLa gran ventura, ch'auenuta gli era,Uno di lor, ch'astuto era e sagace,Tentò con fraude, s'egli anchor potesseDiuenir ricco, come quel diuenne.E già uenuto nel medesmo locoPer tagliar legna, quel, che il suo compagnoA caso fece, fece egli con arteDi lasciarsi cader allhor la scureIn mezzo il corso de le rapide onde:E finse lagrimar con gran sospiri,E gran querele la ſua dura ſorte.Onde Mercurio, che ſapea l'ingannoDel fraudolente, immantenente apparueA lui dinanzi; e finto anch'egli secoDi uolergli trouar la ſcure ſua,Fuor de l'onde una d'or tosto ne traſſe,Ch'al peso, e à l'occhio era di gran valore,Domandando al Villan, s'era la sua.Allhor colui tutto ridente e lietoNon si tosto la uide, che mentitaMente affermò che quell'istessa, quellaQuella sola, e non altra era la sua,
La
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