154Nel sen de la natura de le cose,Che sono al mondo in qual si uoglia ò formaO stato variate dal primieroSembiante, in ch'elle hauean sostanza e uita,Quiete dolce e sempiterna pace.Che ſe ben quello io non ſarò, che adeſſoMi ſento, onde potria dir forſe alcunoCh'io non sia per sentir mai mal ne bene;Jo, che cangiato haurò sorte e figura,In quel uiurò, che mi darà fortunaViuer con quel uigor, che da me uitaTrarrà ſotto altra forma in mezo al grandeFascio de gli elementi in qual si uogliaDi lor che'l corpo estinto ſi riſolua,O forse altro animal, che da lui n'escaPer gran uirtù de le celesti sfere,Che danno al tutto ogn'hor principio e fine.Così parlò: ne la Cicogna poteDir altro contra à sue uiue ragioni.Così deurebbe contentarsi ogn'unoDe la sua sorte, e de la legge eterna,Che natura, e di Dio la uoglia imponeCon egual peso à gli animali tutti:E la morte abbracciar con lieto uoltoCome la vita si tien dolce e cara,Eßendo il fin d'ogni miseria humanaLa morte, e questa uita un rio uiaggio;Dal qual l'uom dee bramar ridursi al portoDe
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Cento favole morali de i più illustri antichi, & moderni autori greci, & latini ...
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