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Cento favole morali de i più illustri antichi, & moderni autori greci, & latini ...
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232Di quella impresa, si pentì, ma in uanoDe l'arrogante negligenza sua.Così fa spesso l'uom d'ingegno e forzaDotato in concorrenza di colui,Che molto inferior di ciò si uede,Quando opra tenta, onde l'onore importi;Che confidato nella ſua uirtutePigro dorme à l'oprar continuo e lungo,Sperando in breue spatio auanzar tutteLe fatiche de l'altro, e'l tempo corſo:Ne s'accorge, ch'un sol continuo moto,Benche debole sia, giunge al suo finePiù tosto assai, ch'un piu gagliardo e lieue,Che pigro giaccia, che la confidenzaA la sciocchezza è figlia, e a l'otio madre;Onde ne naſce l'infelice proleBiasmo, e vergogna, e danno in ogni tempo.Quinci con gran suo scorno intende e vedeIl suo riual, che debole seguendoCon un continuar facile il passoNel camin di virtù, ch'à honor conduce,A se stesso precorso, e tor di manoDe la uittoria la felice palmaDa le fatiche de' ſuoi lunghi ſtudiA poco à poco aſſai piu forte reſo:Ond'ei quasi perduto hauer ſi ſenteQuell'antico uigor, ch'ardeua in luiPer colpa sol de la pigritia nata,

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