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Cento favole morali de i più illustri antichi, & moderni autori greci, & latini ...
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Spargea'l terreno del liquor soaue.Del qual poi che appagato ebbe ciascunoPiù che à bastanza la golosa sete,Quiui poſar le ben paſciute membraCon gran temenza, il resto de la notteTutto paßando con disagio e penaSenza mai chiuder occhio, ò mouer piede,Tanto ſoſpetto hauean d'ogni periglio.Poi quando Febo con l'aurato carroPortò di nouo in Oriente il giorno,L'ospite cittadino al suo compagnoCon festeuol parlar gioioso disse.Che ti par, frate, de le mie uiuande?Non son forse elle altro che cece, ò ghiande?A tal sermon colui, ch'era dal sonno,Ma molto più da la paura stanco,In cotal modo à l'hoste suo rispose.Gratie ti rendo del corteſe accettoChe fatto m'hai nel tuo nobil conuitoDegno del gusto de' celesti Heroi;Perche il fauor (e sia qual ei si voglia)Che fatto uien da uolontate amica,Deue esser sempre in tutti i modi caro,E di grata mercè premio s'acquista.Ma ben dirò; che m'è più dolce aſſaiRoder la faua, ò la tarlata noceNel pouer tetto mio lieto e sicuro;Che in questo loco di paura pieno,

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