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Cento favole morali de i più illustri antichi, & moderni autori greci, & latini ...
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168La fame, e del camin l'aspro disagio,Intorno à varij delicati cibi,Di ch'eran colmi molti piatti e deschi,Ma non si tosto prima gli assaggiaro,Che con romor, che gli rendeo sospesi,Ecco scuotendo mille chiaui, e l'uscioSubito aprendo con vn lume in manoIl maestro uenir de la cucinaPer porre in ſaluo certe altre viuande,Che pur dianzi leuate hauea di mensa.A l'apparir de l'inimico lumeIl Topo Cittadin ratto fug gissi,L'altro inuitando con tremante coreA far l'istesso per fuggir da guai,E dietro à l'uscio tosto si nascose.Ma partito colui, che fu cagioneDe la paura, e del diſturbo loro,Tornar di nouo à l'assaggiato cibo,E ne ſatiaro à pien l'ingorda fame,Benche tremanti, e di sospetto pieni:Ne però si sapean leuar da mensaDal gusto preſi dal ſoaue pasto,Se un'altra volta l'importuno hostiero,Che per altro bisogno iui tornaua,A diſturbarli non uenia di nouo.Allhora s'appiattar celatamenteDietro un vasello di Cretense uino,Che gocciolando dal mal sano fondo

Spar-