26Nell'aspro nido quasi anchora impiumi.Onde dal cantar loro horrido trattaTosto vi corse: e giudicando quelliI piu deformi che vedesse mai,Di lor satiossi al fin l'auido ventre,Non senza doglia della sozza madre,Che di lontan con gran timor la scorseDeuorar tutto il ſuo infelice parto.Tal che fuggendo poi colma d'affannoAl marito narrò l'horribil caso.Egli, che con gran pena intese questo,Torno fra poco al mal guardato nidoForte piangendo il receuuto torto:E trouando per via l'altero augelloCompagno, e del suo mal cagion nouella,Che di ritòrno ſen ueniua alteroBattendo il vento co i possenti vanni,Con aspra inſopportabile rampognaCominciò del suo mal seco a lagnarsi.Quinci l'Aquila inteſo eßer incorſaNell'odioso errore à punto allhoraChe piu da quel credeasi esser lontana,Et sol per colpa del giudicio tortoDel Guffo tratto dal paterno affettoA darle de' suoi figli il falso segno;Forte sen dolse: e si scusò con essoDel torto à lui contra sua uoglia fatto.Soggiungendo, che mai per le parole,
Ch'egli