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2 (1760) (1760)
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337
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LIBRO DUODECIMO.337A i segni del tuo canto, e del tuo voloQuel che m'apporti. E non punto m'ingannaIl severo precetto, e'l voler empioDel superbo Tonante. E questo è 'l pregioDe la verginità, che m'ha rapita?E perche vita mi concesse eterna?Perche'l morir mi tolse? Acciò morendoNon finissi il mio duolo? Acciò compagnaGir non potessi al misero fratello?Immortal'io! Che valmi? E che mi puoteNe l'immortalità parer soaveSenza il mio Turno? O qual mi s'apre terra,Che seco mi riceva, e mi rinchiuggaTra l'ombre inferne? E non piu ninfa, e DeaMa sia mortale, e morta. E così dettoGrama, e dolente di ceruleo ammantoIl capo si coverse. Indi correndo,Nel suo fiume gittossi: ove s'immerseInfino al fondo: e ne mandò gemendoIn vece di sospir gorgoglj a l'aura.SIntanto il suo gran telo Enea vibrando,Col nimico s'azzuffa, e fieramenteLo rampogna, e gli dice: or qual più TurnoTomo Secondo.