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2 (1760) (1760)
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335
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LIBRO DUODECIMO. 335Sarai tu colta, e riverita altrove.Di ciò Giuno appagossi; e lieta, e miteGia verso i teucri, al ciel fece ritorno.Giove poſcia Giuturna da l'aitaDistor pensò di suo fratello, e'l feceIn questa guisa; due le pesti sono,Che son Dire chiamate, al mondo usciteCon Megera ad un parto, a lei sorelle,Figlie a la Notte, e di Cocìto alunne,Che d'aspi an parimente irte le chiome,E di ventose buccic i dorsi alati.Queste di Giove al tribunale intorno,O de la ſua gran reggia anzi a la ſogliaSi presentano allor, che pena, e pesti,E morti a noi mortali, e guerre a' luoghi,Che ne ſon meritevoli apparecchia.Una di loro a terra immantinenteSpinſe il padre celeſte: onde JuturnaDe la fraterna morte augurio aveſſe.Mosse la Dira, e di tempesta in guisa,Ch'impetuoſamente traſcorreſſe,Volò come saetta, che da parto,O da cidone avvelenata uſciſſe.E non vista ronzando, l'ombre aprendo,