304 DELL'ENEIDECon tanta strage il campo trascorrendoSe ne va Turno, Enea dal fido AcateDa Memmo, e dal suo figlio accompagnatoCome da la saetta era ferito,Sovr'un'asta appoggiato a lento passoVerso gli alloggiamenti si ritragge.Ivi contra a lo stral, contra a se stessoS' inaspra, e frange il telo, e di sua manoRipesca il ferro. E poiche indarno il tenta;Comanda che la piaga gli s'allarghiCon altro ferro, e d'ognintorno s'apra,Sicche tosto dal corpo gli si svelga,E tosto a la battaglia se ne torni.Comparso intanto era a la cura JapiD'Jaso il figlio, sovr'ogn'altro amatoDa Febo. E Febo stesso allor ch'accesoEra da l'amor suo, la cetra, e l'arco,E'l vaticinio, e qual de l'arti suePiu l'aggradasse, a sua scelta gli offerse.Ei, che del vecchio infermo, e gia caducoSuo padre la salute, e gli anni amava,Saper de l'erbe la possanza, e l'usoDi medicare elesse. E senza lingua,E senza lode, e del futuro ignaro
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