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2 (1760) (1760)
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298
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298 DELL'ENEIDEMessapo desioso, che l'accordoSi disturbasse; incontro al tosco Auleste,Che come Re, di real fregj adorno,E d'ostro; al sagrifizio era assistente,Spinse il cavallo, e spaventollo in guisa;Che mentre ſi ritragge infra gli altariCh'avea da tergo; urtando, ſi travolſe.Messapo con la lancia incontinenteGli ſi fe' ſopra: e ſiccom'era in attoDi supplicarli: il petto gli trafisse.Così ben va, dicendo, or a gran numiPorco piu grato, e migliore ostia cadi.Cadde il meschino: e fu spirante, e caldoSovraggiunto da gl'itali, e spogliato.Diè Corineo per un gran tizzo a l'araDi piglio: e siccom'era ardente, e graveAd Ebuso, ch'incontro gli venìa,Nel volto il fulminò. Schizzonne insiemeIl foco, e'l sangue. E di baleno in guisaUn lampo ne la barba gli refulse,Che diè d'arsiccio odore. Indi gli corseSopra senza ritegno, e qual trovolloDa la percoſſa abbarbagliato, e fermoL'afferrò per la chioma, a terra il trasse,

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