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2 (1760) (1760)
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297
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LIBRO DUODECIMO. 297Penetrando; altamente lo trafisse:E morto in su l'arena lo distese.Questi 'l piu riguardevole ne l'armiEra degli altri, e'l piu bello, e'l piu forte;E gli altri (come tutti eran feroci)Dal dolore infiammati; incontinenteChi la spada impugnò, chi prese il dardo:E contra il feritor tutti in un tempoCome ciechi avventarsi. Incontro a loroSi mosser de' laurenti, e de' LatiniLe genti a schiere. E d'altro lato a schiereSpinsero 1 teucri, e gli arcadi, e gli etrusci.Così d'armi, e di sangue uguale ardoreSurse d'ambe le parti, e l'are, e'l focoCh'eran di mezzo, e l'ostie e le pateneN'andar sossopra. E tal di ferri, e d'asteDenso levossi, e procelloso un nembo;Che'l sol se n'oscurò, sangue ne piovve.Grida, e fugge Latino, e i numi offesiSe ne riporta: e detestando aborreIl violato accordo. Armasi intantoIl campo tutto. E chi frena i destrieri,Chi'l carro appresta. E gia con l'aste basse,E con le spade ad investir si vanno.