296 DELL'ENEIDERutoli miei. Con me l'armi prendeteContra al malvagio, che di strana parteVenuto con la guerra a spaventarci;Ha voi per vili augelli, e i vostri lidiCosì scorre, e depreda. Ma ritoltoQuesto cigno gli fia: di nuovo al mareIn fuga ſe n'andra. Voi combattendoIn guisa de la pria fugace torma,Ristringetevi insieme. E riponeteIl vostro Re, che v'è rapito, in salvo.Detto così: pinse il destriero, e trasseContra a' nemici. Andò stridendo, e drittoL'aura ſecando il fulminato dardo:E insieme udissi col suo rombo un grido,Che insino al ciel de' rutoli sentissi.Insieme scompigliosi il campo tutto,Turbarsi i petti, ed infiammarsi i cuori.L'asta volando, giunse, ove a rincontroNove fratelli eran per sorte accolti,Che tutti d'una ſola etruſca moglieDa l'arcadio Gilippo eran creati.Un di lor ne colpì là ve' per mezzoIl cinto s'attraversa, e con la fibbiaS'afferra al fianco. Ivi tra costa, e costa
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