LIBRO DUODECIMO. 291Governo, e leggi eguali, e pace eterna.A me basta ch'io dia ricetto, e cultoA' miei numi, a' miei teucri, e sia LatinoSuocero mio, del suo regno, e de l'armiSignor, rettore, e donno. Io poscia altroveAltre mura ergerommi, e de' miei stessiFien le fatiche, e di Lavinia il nome.Così pria disse Enea. Così LatinoSeguitò poi con gli occhj, e con la destraAl ciel rivolto. Ed io giuro (dicendo)Le stesse Deità. La terra, il mare,Le stelle, di Latona ambi i gemelli,Di Giano ambe le fronti. Il chiuso centroE la gran possa degl'inferni Dii.Odami di là su l'eterno padre,Che fulminando stabilisce, e fermaLe promesse, e gli accordi. I numi tuttiChiamo per testimonj: e tocco l'ara,E tocco il foco, e questa pace approvoDal canto mio. Ne mai (che che si siaDi questa pugna) ne per forza alcuna,Ne per tempo ſarà, ch'ella ſi rompaDi voler mio. Non se la terra in acquaSi dileguasse, non se'l ciel cadesseT ij
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