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2 (1760) (1760)
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DELL'ENEIDE190Strinse la spada, e gli occhj al ciel rivoltiCosì disse pregando: io questo solePer testimone invoco, e questa terraPer cui tanti ho fin qui sofferti affanni.Invoco te celeste, onnipotente,Eterno padre, e te saturnia GiunoGia ver me piu benigna (e ben ti pregoChe mi sii tale.) E te gran Marte invocoCh'a l'armi imperi; e voi fonti, e voi fiumi,E voi tutti del mar, tutti del cieloNumi possenti: e vi prometto, e giuro,Che se Turno per sorte è vincitoreDi questa pugna, il successor del vintoGli cederà: ch'a la città d'EvandroSi ritrarrà; che mai poscia ribelleNon gli sarà: che guerra, o lite, o sturboAlcun'altro piu mai non gli farà.Ma se piu tosto, come io prego, e comeSpero che mi succeda, al nostro MarteLa dovuta vittoria non si froda;Io non vo gia, che gl'itali soggettiSiano a' miei teucri, ne d'Italia io soloTener l'impero. Io vo ch'ambi del pariQuesti popoli invitti aggian tra loro

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